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IL TEMPO: DIMENSIONE ESOTERICA di Nicola Cultrera

 
O vecchio, o lento e celere, che chiudi e riapri
Dovremo chiamarti buono, o forse cattivo?
Sei largo insieme e tenace: i doni che porgi, li togli,
quel che fai nascere, poi li uccidi;

e quel che dal tuo ventre generi, nel tuo ventre divori
tu cui è lecito consumar con le fauci il frutto del tuo seno.
Tutto crei e tutto distruggi, perciò che non potrei per questo
Chiamarti forse buono o forse cattivo?

Ma quando mi sorprenderai col rapido colpo mortale
con la minacciosa falce, lasciami tender le mani
la dove non appaian vestigia dal nero Caos;
così non apparirai buono, non apparirai cattivo.


Questi versi del grandissimo filosofo ed esoterista, Giordano Bruno introducono al meglio il tema del significato esoterico del Tempo. Forse il concetto stesso non può che essere esoterico.
Cos’è il Tempo? E’ forse un’illusione dei nostri sensi? E’ una dimensione così come le tre dimensioni dello spazio che i nostri sensi percepiscono?
Come in tutti i temi esoterici, il lettore è invitato ad alla meditazione individuale.
Noi possiamo solo intrattenerlo con la narrazione del mito più affascinante sul Tempo, il mito di Kronos, il Tempo.

Kronos, era il più giovane dei Titani, figli di Gea, la Terra, e di Urano, il Cielo.
Divenne Signore dell’Universo dopo aver evirato il padre Urano ed essere divenuto sposo della sorella, Rea.
Poiché era a conoscenza che il suo destino era di essere detronizzato da uno dei suoi figli, ingoiava i figli appena nati da Rea.



Quando venne al mondo Zeus, Rea ingannò il marito facendogli ingoiare, al posto del neonato, una pietra avvolta nelle fasce.
Zeus crebbe, lontano dai genitori, e divenuto adulto ritornò da Kronos e lo costrinse a vomitare fuori tutti i fratelli e le sorelle di Zeus che aveva man mano ingoiato, così vennero fuori Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone. Ne conseguirono dieci anni di lotte tra Kronos ed i Titani che si conclusero con la sconfitta di Kronos e la sua conseguente emigrazione al Tartaro, all’oltretomba.



 
Il mito di Kronos che ingoia i suoi figli adombra forse il significato recondito del Tempo.
Ciò che tutto trascende, trascende anche il Tempo. L’En to pan, come scrivevano gli antichi alchimisti, l’Uno, il Tutto, contiene anche in se gli infiniti atomi temporali, nell’Uno, il Tutto, passato presente e futuro, prossimi e remoti, coesistono. Per uscire dall’immanente ed accostarci al trascendente dobbiamo vincere la dimensione temporale. Ecco qual è lo scopo della ritualità, ripetizione costante di gesti, di manifestazione, iterazione all’infinito, che conduce all’infinito, che porta all’infinito, al trascendente.
Come fa, il mondo del manifesto, la Natura, ad ottenere vittoria contro il Tempo? Attraverso la riproduzione della vita, la nascita di un nuovo individuo che perpetui l’essenza del vecchio individuo, destinato alla morte a causa del tempo. Nella creazione di un nuovo individuo debbono concorrere il maschile ed il femminile, i due aspetti che derivano e si sintetizzano nell’Uno, il Tutto, ed attraverso questo meccanismo di accoppiamento l’uno estrinseca le infinite possibilità che tutte contiene.
Ecco perché nelle pietre tombali preistoriche spesso troviamo scolpito il simbolo della continuità della vita, vale a dire un accoppiamento stilizzato tra organi genitali maschili e femminili.

 
Ma questa è la vittoria della Vita materiale sul Tempo, Vita che per perpetuarsi è costretta ad assumere combinazioni ed aspetti sempre diversi.
Ma chi è il vero Padrone del Tempo, chi è che lo muove con moto apparentemente unidirezionale? Questo senso di flusso è realtà o inganno?
Dagli uomini di scienza apprendiamo che, per misurare il tempo, si misura un evento meccanico ciclico, la rotazione del pianeta Terra attorno al proprio asse, e si riproduce con un altro evento ciclico, la rotazione delle lancette di un orologio. Torna il concetto di ciclo che misura e quindi vince il Tempo. Per accrescere la precisione della misura del tempo si utilizzano fenomeni fisici di ciclicità elevatissima, come i milioni di vibrazioni di un cristallo di quarzo.
Il tempo appare allora misurato e vinto dalla ciclicità, pensiamo al simbolo più affascinante di ciclicità, il serpente gnostico, l’Ouroboros, avvolto a cerchio su se stesso che divora la sua coda con la testa, ma ricordiamo anche che il serpente gnostico rappresenta l’Uno, il Tutto.

 La ciclicità è vita, come appare evidente osservando il battito del cuore, organo supremo sede della vita e dell’essenza, dell’essere, come ogni buon esoterista dovrebbe comprendere.
La ciclicità è vibrazione, è onda, come le recenti teorie quantistiche hanno mostrato, onda e materia non sono che due aspetti della stessa entità.

 
Ecco il mito di Kronos che riaffiora: tutto dal Tempo viene e al Tempo torna.
Noi, battiti infinitesimali dell’Eterno, quale enorme sforzo dobbiamo compiere per comprendere?

 

 

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